DI FORMA E RELAZIONI

A volte le relazioni umane sono una questione di posizioni, fisiche intendo. Non nel senso di linguaggio del corpo ma di figura, disegno immaginazione. In che posizione fisica sono in quella o quell'altra relazione? È comoda? Scomoda? Innaturale o disinvolta? Proviamo a immaginare la nostra posizione in una determinata relazione, disegnandola o magari mettendoci in posa e scattando una foto, sembra una cosa un po' folle, mi rendo conto. Facciamo un esempio pratico: la mia posizione fisica nei confronti di quell'amico mi vede in piedi con il braccio e la mano tesi verso di lui, ecco la base fisica del nostro rapporto: io gli tendo la mano. Benissimo. Se mi metto in quella posizione e nessuno prende la mia mano dopo poco tempo il braccio mi farà male, le gambe pure visto che sono in piedi e così tutto il resto del corpo, la mia mano è tesa per ricevere ma il mio amico non la prende, forse non l'ha chiesta e intanto io continuo a rimanere lì e mi fa male da tutte le parti. Ecco un piccolo esempio di come la nostra modalità, trasformata in posizione fisica, ci può suggerire un cambiamento importante: io ti tendo la mano, tu non la afferri, posso cambiare posizione? Certo che sì, magari basterebbe battersi un cinque e rilassarsi. La posizione fisica nelle relazioni umane, proviamo a immaginarla, potrà capitare di ritrovarci in punta di piedi con il baricentro pericolosamente instabile e da lì partire per comprendere meglio che cosa funziona e cosa no in quel rapporto. Cambiare posizione è cambiare prospettiva, rendersi conto di una rigidità che blocca, aprirsi a un movimento che non abbiamo mai considerato. Il corpo sa cose che la mente ignora, la mente a volte è così forte da non lasciare spazio al corpo e quel sapere fisico viene bloccato. Cerchiamo la posizione, cerchiamo il gesto che definisce le nostre relazioni e stupiamoci di tutte le forme che riusciremo a trovare.

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