L'espressività umana, il fiore, il pesce.
L'avevo intitolata : il fiore magico e il pesciolino curioso.
Ecco, ora salterò di palo in frasca, disciplina nella quale detengo svariati record.
In questo ultimo anno una frase mi accompagna, una frase che è un progetto, un progetto che è una vocazione, una vocazione che come tutte le vocazioni ha qualcosa di bellissimo e tremendo insieme.
Ecco la frase/progetto/vocazione:
CURA DELL'ESPRESSIVITA' UMANA
E qui occorre da subito fare attenzione, cosa si intende per cura? Io la intendo come quella che si riserva alle cose preziose e alle cose che tendono a crescere, la cura intesa come scambio vitale tra noi e quel qualcosa di noi che necessita di sguardo attento, gesti precisi, parole vitali.
Durante questo difficile anno ho voluto, con la mia attività di formatrice teatrale, dare la possibilità ai nostri allievi attori di non rinunciare al Teatro, i gruppi non si potevano fare e allora abbiamo attivato incontri individuali. E' stata una scoperta entusiasmante, il Teatro è tante cose e lo sappiamo, quello che non sapevamo è quanto sia importante prenderci cura della nostra espressività e scoprirla parte vitale di un processo che può influenzare positivamente il nostro vivere quotidiano: non prove di spettacoli, non esercizi mirati a un risultato traducibile in competenze specifiche, la cura pura e semplice.
Comunicare con la propria espressività non è un privilegio degli attori o dei performer, tutti conteniamo dosi di materiale espressivo solo che non lo percepiamo come strumento di comprensione e crescita, se cominciassimo a farci delle domande del tipo: in che cosa mi esprimo al meglio? Raramente a qualcuno verrebbe in mente quanto si esprime bene nel cantare sotto la doccia o nel preparare quella ricetta o magari nel costruire qualcosa...forse ci parlerebbe di lavoro o di una specifica competenza acquisita tramite un corso, tendiamo spesso a considerare meritevole di approfondimento qualcosa ritenuto universalmente utile, in che modo il nostro esprimerci nel bricolage o nel canto casalingo potrebbe fare la differenza! Onestamente e senza giri di parole: può fare la differenza.
La domanda è questa: possiamo individuare il nostro potenziale espressivo e permetterci di considerarlo parte viva?
Questo è il percorso che, come coach, intendo portare avanti: curare l'espressività umana.
Insieme possiamo individuarla e può iniziare un processo di scoperta che intravedo entusiasmante.
Tornando al fiore magico: probabilmente il suo potenziale espressivo stava tutto nel pesce e quello del pesce stava nel fiore?
Un giorno di questi li interrogherò.
Raffaella
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